Io non sono uno che fotografa i prati e gli arcobaleni e i fiori. Di solito almeno, ma perchè non mi dicono niente, la natura è una macchina che si autosostiene facendo sì che i pezzi di cui è fatta si scannino a vicenda. Non c'è niente di bello e di poetico in tutto questo. Le cose fatte dall'uomo invece sono interessanti, le cose fatte dall'uomo parlano. Tutto ciò che è umano, l'amore, la malinconia, la rabbia, la speranza, la dolorosa o esultante percezione dello scorrere del tempo, ecco, tutto ciò che umano trasuda dalle cose che l'uomo fa. Ti sussurra lungo le crepe dell'intonaco di un muro, lo vedi riflesso nel vetro di una finestra, te lo senti sotto i piedi che ti sostiene con la ruvida forza del cemento.
Oggi sono tornato a Calabernardo con una macchina fotografica dopo tanto tempo (vedi il vecchio post "Mojito fuori stagione") e ho scattato altre foto. E le cose mi hanno parlato diversamente, come sempre succede.
Alla prossima.